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Secondo i risultati di diverse ricerche scientifiche, esiste un legame di proporzionalità diretta tra la crescita corporea e lo sviluppo nonché la funzionalità di alcuni organi durante il periodo dell’infanzia. Oggi, una nuova ricerca mette in diretta correlazione il peso corporeo alla nascita ed il potere corneale. Vediamo quali sono le conclusioni. 

Lo studio in questione, i cui risultati sono apparsi recentemente su PlosOne, aveva lo scopo di analizzare gli effetti del peso alla nascita sulla morfologia oculare, sulla capacità refrattiva e sulla funzione visiva in giovani preadolescenti nella fascia d’età dai 12 ai 15 anni. Nel corso della ricerca, sono stati presi in esame i dati contenuti nel National Health and Nutrition Examination Survey sulla correlazione tra peso corporeo alla nascita e la funzionalità dell’apparato visivo.

Le conclusioni dello studio sono state le seguenti:

  1. esiste una relazione di proporzionalità inversa tra il peso alla nascita ed il potere corneale: i bambini nati con un peso alla nascita inferiore alla media hanno, durante la preadolescenza, un potere corneale maggiore;
  2. non esiste una relazione tra un peso alla nascita inferiore alla media, capacità refrattiva ed acuità visiva che si protragga fino alla preadolescenza. Tale correlazione si verifica solamente durante l’infanzia.

Fonte: PlosOne

FOR KIDS: prenota oggi una visita oculistica pediatrica

Non vi è tappa della vita che possa prescindere dall’appuntamento con la salute e con la prevenzione. Se hai dei bambini, comincia a fare prevenzione già da oggi prenotando FOR KIDS, la visita oculistica specialistica approfondita pensata proprio per i più piccoli di casa. Gli occhi dei bambini, infatti, per quanto “nuovi”, non sempre sono perfetti: dalla nascita fino ai primi anni di scuola è bene verificare l’eventuale presenza – per esempio –  di patologie congenite, occhio pigro o difetti visivi. Per prenotare chiama lo 02 30317600

 

Ti è mai capitato di dimenticarti di togliere le lenti a contatto prima di andare a dormire? Probabilmente qualche volta ti sarà successo: se si tratta di un breve sonnellino, poco male, ma cosa succede invece se ci si dimentica di togliere le lenti a contatto prima del riposo notturno? Ecco 3 motivi per cui sarebbe preferibile evitare di andare a letto indossando le lenti a contatto. 

1 – Durante il sonno la lacrimazione è minore

Poiché durante la notte il riflesso di ammiccamento è assente, l’occhio è meno lubrificato e dunque è più facile andare incontro ad una sensazione di secchezza, seppur transitoria. Se vai a coricarti senza togliere le lenti a contatto, insomma, non è escluso che tu possa risvegliarti al mattino con gli occhi arrossati e con una sgradevole sensazione di rossore.

2 – Durante il sonno l’ossigenazione della cornea è minore

L’aria – ed in particolare l’ossigeno in essa contenuto – svolge un ruolo fondamentale nel preservare la buona salute della cornea. Se è vero che una buona parte dell’ossigenazione della cornea proviene dai vasi sanguigni disposti attorno ad essa, è anche vero che coprire la cornea con le lenti a contatto (anche le migliori al mondo) per così tante ore e privarla del contatto con l’aria esterna, non fa bene, soprattutto qualora dovesse diventare un’abitudine.

3 – Si possono favorire proliferazioni batteriche

Durante il sonno, polvere ed impurità che si sono depositati sulle lenti durante il giorno possono generare spiacevoli irritazioni o peggio ancora infezioni. La ridotta lacrimazione e l’assenza del riflesso di ammiccamento fanno sì che queste impurità non vengano in alcun modo lavate via e che ristagnino nottetempo nell’occhio. Insomma, impurità, microorganismi ed allergeni potrebbero proliferare proprio sotto le lenti a contatto, regalandoti, al risveglio, una spiacevole congiuntivite.

Il consiglio: non rinunciare mai alla tua routine di igiene dell’occhio

Il consiglio generale è quello di tenere le lenti a contatto solo per il tempo strettamente necessario. Una volta rientrati a casa, se possibile anche qualche ora prima di andare a dormire, è preferibile toglierle, così da ripristinare il naturale pH oculare e favorire un’adeguata lubrificazione. Una piccola abitudine che ti ruberà solo pochi istanti ma che ti consentirà di evitare spiacevoli disturbi. 

Sei stanco di doverti ricordare di togliere le lenti a contatto ogni sera?

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il collirio montalcini approda negli USA

Il nuovo collirio al fattore di crescita neurotrofico – detto anche collirio Montalcini – presentato ufficialmente al congresso della Società Italiana Trapianti di Cornea nel febbraio del 2018 approda negli Stati Uniti a seguito dell’approvazione della messa in commercio del farmaco da parte della Food and Drug Administration. Alla base della messa a punto del collirio, gli studi condotti da Rita Levi Montalcini e Stanley Cohen sul fattore di crescita nervoso – il Nerve Growth Factor – che valsero ai due studiosi l’assegnazione del Premio Nobel per la Medicina nel 1986. 

Cos’è il collirio NGF, noto anche come collirio Montalcini

Il collirio NGF è un farmaco contenente, come anticipato, il nerve growth factor, la proteina scoperta da Rita Levi Montalcini e Stanley Cohen: si tratta di una proteina che il nostro organismo produce in modo naturale, il cui ruolo è quello di agire come sentinella e inviare un segnale di allerta qualora vi siano delle cellule nervose morte che necessitano di essere sostituite. Una scoperta rivoluzionaria – quella del collirio Montalcini che oggi consente ai malati di cheratopatia neurotrofica di trovare beneficio ai sintomi della patologia, oltre che di rallentarne la progressione.

Il collirio Montalcini: un farmaco italiano approda negli Stati Uniti

Se italiana è la scoperta del fattore di crescita nervoso, lo è anche l’azienda farmaceutica che ha saputo tradurre questo grande traguardo scientifico in un farmaco in grado di essere d’aiuto a tanti pazienti non solo in Europa ma oggi anche negli Stati Uniti D’America. In particolare il farmaco sviluppato in Italia avvalendosi degli studi di Rita Levi Montalcini, è fondamentale per il trattamento e la cura della cheratopatia neurotrofica, perché stimolando la rigenerazione delle cellule nervose, limita il progredire della patologia ed evita a molti pazienti di andare incontro a conseguenza gravissime ed irreversibili. Non dimentichiamo, infatti, che la cheratopatia neurotrofica, pur essendo una malattia rara, è davvero molto insidiosa. Si tratta, infatti, di una malattia degenerativa dello strato più superficiale della cornea, che perde via via di sensibilità e va progressivamente assottigliandosi, per poi, nelle forme più gravi, sviluppare ulcere e lesioni capaci di condurre il paziente alla cecità. L’autorizzazione alla messa in commercio del collirio Montalcini anche oltroceano rappresenta non solo un valido e concreto aiuto per quanti soffrono di cheratopatia neurotrofica negli Stati Uniti D’America, ma anche un grande segno di riconoscimento del valore della ricerca italiana.

professor macaluso, intervista sulla cheratoplastica

La cornea è la parte più superficiale e dunque più esposta del nostro occhio. Si tratta di una struttura molto delicata, costituita da fibre di collagene disposte in modo da essere perfettamente trasparenti. Oltre a garantire il passaggio dei raggi luminosi, la cornea protegge anche l’occhio dalle minacce esterne. Tuttavia, a causa di patologie degenerative o di traumi dovuti ad incidenti, oppure a esiti di infezioni, può rendersi necessaria la sostituzione totale o parziale della regione centrale della cornea. Per eseguire questo intervento ci si avvale di un laser a femtosecondi, l’ultima innovazione in fatto di chirurgia corneale, uno strumento ad alta precisione che consente di effettuare incisioni precise e regolari e di ridurre al minimo le complicanze post operatorie. Abbiamo intervistato a questo proposito il Prof. Claudio Macaluso, medico oculista presso Neovision, esperto in cheratoplastica.

Professor Macaluso, in quali casi si può rendere necessario il trapianto di cornea?

Il trapianto di cornea può rendersi necessario come conseguenza di eventi traumatici oppure patologici, nei casi in cui vi è perdita di trasparenza (ad esempio distrofia di Fuchs e cheratopatia) o in quelli in cui l’alterazione di forma e di curvatura causino una riduzione della visione, come nel caso del cheratocono. A seconda del tipo di patologia e del suo avanzamento, il medico valuterà se si renda necessaria la sostituzione di una sola porzione della cornea – ed in quel caso si parlerà di cheratoplastica lamellare – oppure di tutta la cornea – eseguendo invece una cheratoplastica perforante.

Si sente spesso parlare di cheratocono: ci può spiegare meglio di che si tratta?

Il cheratocono è una patologia della cornea le cui cause non sono ancora del tutto chiare. Essa conduce ad una progressiva deformazione della cornea che, con l’avanzare del tempo e con il progredire della patologia, perde la sua caratteristica forma di lente convessa regolare, sfiancandosi in un punto, in genere inferiore, detto apice del cono. La conseguenza di questa deformazione è, dapprima, una perdita di nitidezza della visione, per giungere poi ad una compromissione della trasparenza della cornea. Una struttura sempre meno stabile ed una trasparenza compromessa sono i sintomi che conducono alla decisione di affrontare un intervento di cheratoplastica.

Professor Macaluso, in cosa consiste la cheratoplastica? Qual è la differenza tra cheratoplastica lamellare e cheratoplastica perforante?

La cheratoplastica è un trapianto di cornea. Può accadere che un evento traumatico o una patologia compromettano e danneggino solamente una porzione della cornea: in quel caso si andrà a sostituire solamente quella parte, eseguendo una cheratoplastica lamellare. Si immagini infatti la cornea come la superficie di una cipolla, composta di strati perfettamente sovrapponibili. La cheratoplastica lamellare va a sostituire lo “strato” danneggiato della cornea del paziente: essa può essere anteriore o posteriore. La cheratoplastica lamellare anteriore si esegue con una procedura chirurgica chiamata DALK, Deep Anterior Lamellar Keratoplasty, che prevede la sostituzione della porzione di cornea che va dalla superficie anteriore fino alla membrana più profonda, detta di Descemet, che sostiene l’endotelio corneale. La cheratoplastica lamellare posteriore o endoteliale, invece, prevede la sostituzione dell’ultimo strato della cornea, l’endotelio. Per eseguire questo intervento le tecniche chirurgiche oggi considerate migliori sono la UT DSAEK, ovvero Ultra Thin Descemet Stripping Automated Endothelial Keratoplasty, e la DMEK, ovvero Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty. Quando, al contrario, è l’intera cornea ad essere compromessa nella forma o nella trasparenza, si esegue una cheratoplastica perforante, ovvero la sostituzione in toto della cornea stessa.

Nel ringraziare il Professor Macaluso per il suo tempo e le sue esaustive risposte, vi ricordiamo che potete chiamare Neovision in qualunque momento per formulare altre domande o per prenotare un appuntamento, chiamando allo 02 30317600 dalle 9.00 alle 19.00.

sindrome di down e cheratocono

E’ uscito recentemente su Jama Network un interessante studio volto a mettere in luce le caratteristiche morfologiche della cornea dei soggetti affetti da Sindrome di Down, con l’obiettivo di comprendere se queste possano predisporre o meno all’insorgenza di altre patologie come per esempio il cheratocono. 

Le patologie dell’occhio nei pazienti con Sindrome di Down

Obiettivo dello studio era quello di indagare la frequenza della presenza di caratteristiche morfologiche atipiche nelle cornee di pazienti affetti da Sindrome di Down, e di valutare la presenza o meno di cheratocono in questi soggetti. In generale, ci sono diverse patologie dell’occhio che possono colpire i pazienti con Sindrome di Down:

  1. disturbi della motilità oculare
  2. difetti refrattivi
  3. cataratta
  4. altre patologie

1- I disturbi della motilità oculare che colpiscono i malati di Sindrome di Down sono lo strabismo ed il nistagmo.

2 – Per ciò che concerne i difetti refrattivi, la correzione si effettua tramite l’uso di occhiali, così come avviene nei pazienti che non soffrono di Sindrome di Down. Solo in rari casi si ricorre alla chirurgia refrattiva.

3 – Anche la cataratta è una patologia connessa alla Sindrome di Down. In questo caso non si tratta di una forma senile, ma di una forma che può fare la sua comparsa ben prima dell’età avanzata e che non sempre viene trattata con la chirurgia oftalmica.

4 – Tra le altre patologie oculari che colpiscono i malati di Down, segnaliamo la blefarite ed il cheratocono. Ed è proprio quest’ultima ad essere connessa allo studio che stiamo oggi prendendo in esame.

Caratteristiche morfologiche della cornea nei soggetti con Sindrome di Down

Lo studio ha evidenziato come oltre il 70% dei pazienti con Sindrome di Down presenti caratteristiche morfologiche corneali assimilabili a quelle dei pazienti con cheratocono. Un dato che non stupisce e che già era emerso precedentemente in letteratura. Di conseguenza, lo studio suggerisce che vi sia una maggiore incidenza di cheratocono nei pazienti con Sindrome di Down, mettendo in luce la necessità di effettuare su di essi più prevenzione e più controlli sulla cornea al fine di intervenire quanto prima con le necessarie misure terapeutiche e di evitare successive spiacevoli complicazioni. Non dimentichiamo, infine, che un corretto, accurato e puntuale trattamento delle patologie oculari nei pazienti affetti da Sindrome di Down, ha effetti positivi non solo sulla salute e sul benessere visivo, ma anche sulla situazione generale del paziente, con un generale miglioramento della sua autonomia e di conseguenza anche della sua possibilità di interazione sociale.

Fonte: Jama Network

Trapianto di cornea cosa c'è da sapere

Abbiamo recentemente parlato del cheratocono, una patologia della cornea che conduce ad una progressiva deformazione di questa delicatissima parte del nostro apparato visivo. La cornea si deforma, dunque, e perde spessore, portando il paziente ad una progressiva perdita di capacità visiva. Se nei casi più lievi, il cheratocono si può correggere con interventi di indole poco invasiva, nei casi più avanzati l’unica soluzione è invece il trapianto di cornea. Vediamo di approfondire proprio gli aspetti correlati a questa evenienza.  

Trapianto di cornea: ad ognuno il suo

Se non avete mai sentito parlare di trapianto di cornea, sicuramente questo titolo vi lascerà perplessi. Eppure, conviene sapere che esistono diverse tipologie di trapianto di cornea. Come detto sopra, il cheratocono è una di quelle patologie che può condurre, se giunta ad uno stadio particolarmente evoluto, a dover ricorrere al trapianto di cornea.  Esistono, ad oggi, due tipologie di trapianto di cornea, che prendono il nome di cheratoplastica lamellare e cheratoplastica perforante. Entrambe possono rappresentare una valida soluzione al cheratocono: la scelta dipenderà dallo stadio evolutivo della malattia. Si ricorre al trapianto di cornea anche a seguito di un trauma particolarmente importante, o per esempio in presenza di ulcere della cornea.

Cheratoplastica lamellare

Una delle due “varianti” in fatto di trapianto di cornea si chiama, come già anticipato, cheratoplastica lamellare. Il nome “lamellare” deriva dal fatto che la cornea è composta da una sovrapposizione di strati di fibre di collagene. Volendo fare un esempio, la cornea potrebbe essere paragonata ad una cipolla, i cui strati, che potremmo definire lamelle, sono sovrapposti ma perfettamente separabili l’uno dall’altro. Se il cheratocono ha danneggiato e deformato solamente alcuni strati del tessuto corneale, può essere sufficiente eseguire una cheratoplastica lamellare. Si andranno dunque a sostituire solamente gli strati (lamelle) colpiti dalla patologia senza andare a toccare la parte sana della cornea. L’intervento di cheratoplastica lamellare insomma, vuole essere un intervento il  più conservativo possibile, perchè evita di andare a toccare parte del tessuto corneale ove non sia strettamente necessario.

Cheratoplastica perforante

Nel caso in cui il cheratocono abbia deformato l’intero tessuto corneale, si rende necessario intervenire con una sostituzione totale della cornea. Si parla, allora, di cheratoplastica perforante. E’ un intervento dalla portata maggiore del precedente, ma consente di recuperare la capacità visiva messa precedentemente in discussione dal cheratocono, che deformando la cornea ne comprometteva spessore e trasparenza.

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Cheratocono conosciamo meglio questa patologia

Il cheratocono è una patologia dell’occhio che coinvolge la cornea. Si tratta di una deformazione a livello di forma e di spessore di questa parte delicata dell’apparato visivo. Le cause sono ancora poco conosciute, mentre la conseguenza è una perdita di qualità e quantità della visione. Ma vediamo di capire meglio cosa sia il cheratocono.

Che cos’è il cheratocono

La cornea è una parte molto delicata dell’occhio, situata nella parte anteriore del bulbo oculare. Essa è composta di fibre di collagene, disposte in più strati sovrapposti. Il cheratocono è una malattia le cui origini non sono ancora state del tutto appurate, che porta ad una degenerazione della cornea, con conseguente deformazione e perdita di struttura della stessa. Se immaginiamo il bulbo oculare come una palla, nella sua forma “sana” sarebbe una palla da calcio, perfettamente tonda; al contrario, nella sua forma con cheratocono in atto, essa ricorderebbe invece una palla da baseball, più allungata ed ovoidale. La conseguenza di questa perdita di forma e di struttura da parte della cornea, è una perdita di capacità visiva, dovuta sia alla deformazione, sia alla perdita di trasparenza delle strutture che la compongono.

Come si risolve il cheratocono

Purtroppo ad oggi i farmaci non sono sufficienti a venire a capo del problema. Tuttavia, esistono diverse soluzioni. La prima prende il nome di cross-linking corneale, ed è una terapia volta ad irrobustire la cornea ed a restituirle la struttura perduta. Il cross-linking prevede che venga somministrata sulla cornea una sostanza chiamata riboflavina, nota anche come vitamina B2. La riboflavina viene fatta poi penetrare nella struttura della cornea tramite un raggio di luce UVA. Un trattamento che ha la durata di pochi minuti e che è totalmente indolore: il vantaggio è quello di restituire struttura ai tessuti, arrestandone la deformazione ed evitando ove possibile il peggioramento della patologia.

Dal cross-linking alla cheratoplastica

Nel caso in cui invece il cheratocono sia già ad uno stadio più avanzato, si ricorre al trapianto di cornea. A proposito del trapianto di cornea, è bene sapere che ne esistono due varianti: la cheratoplastica lamellare e la cheratoplastica perforante. Poichè la cornea è composta, come detto, di una serie di strati sovrapposti di fibre di collagene, può essere sufficiente intervenire solo sullo strato malato e dunque soggetto a deformazione: in questo caso si parla di cheratoplastica lamellare. Se invece la malattia coinvolge tutti gli strati della cornea, si andrà a sostituire l’intero complesso di strati: in questo caso l’intervento prende il nome di cheratoplastica perforante.

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