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Operarsi di cataratta può prevenire ansia e depressione? Intervento di cataratta a Milano con Neovision Cliniche Oculistiche

Vedere male non significa solo vedere meno: può voler dire sentirsi più insicuri, perdere autonomia e, in alcuni casi, sviluppare ansia o depressione. Con l’avanzare dell’età e l’insorgere della cataratta, il progressivo peggioramento della vista può avere un impatto profondo anche sul benessere psicologico.

Sempre più studi dimostrano che la salute visiva è strettamente legata alla salute mentale. Ed è proprio per questo che oggi l’intervento di cataratta non è più considerato solo una soluzione a un problema dell’occhio, ma un passo concreto verso una migliore qualità della vita.


Cataratta, ansia e depressione: qual è il legame?

Il calo della vista inizia spesso intorno ai 40 anni con la presbiopia, ma è con la cataratta, in età più avanzata, che molte persone iniziano a sperimentare vere difficoltà nella vita quotidiana. Guidare, leggere, muoversi in autonomia o riconoscere i volti diventa più complesso. Tutto questo può minare l’autostima e generare frustrazione.

Una ricerca condotta dallo US National Health and Aging Trends Study e pubblicata su JAMA Ophthalmology ha analizzato oltre 7.500 anziani, mettendo in relazione salute visiva e benessere psicologico. I risultati sono chiari:

  • chi ha problemi di vista tende a essere più ansioso e depresso;

  • le persone con disturbi visivi hanno il 33% di probabilità in più di sviluppare depressione;

  • esiste anche una relazione inversa: chi soffre di ansia o depressione ha un rischio maggiore di sviluppare problemi visivi;

  • nello specifico, chi è depresso ha il 37% di probabilità in più di incorrere in disturbi della vista, mentre chi soffre di ansia arriva al 55%.

La vista, quindi, non influisce solo su ciò che vediamo, ma anche su come ci sentiamo.


Operarsi di cataratta oggi: cosa è cambiato?

In passato, operarsi di cataratta era vissuto come un passaggio obbligato dell’età matura. Oggi non è più così. Migliaia di persone affrontano l’intervento con un approccio completamente diverso: non come una rinuncia, ma come una conquista.

Grazie alle lenti intraoculari di ultima generazione, l’intervento di cataratta consente non solo di eliminare l’opacità del cristallino, ma anche di correggere definitivamente difetti visivi come miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia. Il risultato è una vista più nitida e, spesso, una ritrovata indipendenza dagli occhiali.

Operarsi di cataratta a Milano in una struttura d’eccellenza come Neovision significa poter contare su tecnologie avanzate e su un percorso personalizzato.


Come si svolge l’intervento di cataratta?

L’operazione di cataratta viene eseguita attraverso una micro-incisione sulla cornea, che permette di accedere al cristallino naturale e sostituirlo con una lente artificiale.

Nel settore pubblico l’incisione è spesso manuale, mentre in Neovision può essere effettuata con il laser a femtosecondi, uno strumento estremamente preciso e sicuro. Questo tipo di incisione è più definita, riduce il trauma sui tessuti e favorisce una guarigione rapida e naturale, senza necessità di punti di sutura.


Quanto costa l’intervento di cataratta privato?

Il costo dell’intervento di cataratta a Milano in una struttura privata come Neovision dipende principalmente dalla tipologia di lente intraoculare scelta. Tutti gli interventi sono finanziabili al 100% ed è possibile accedervi anche tramite convenzioni con fondi sanitari e assicurazioni.


Operarsi di cataratta: non solo una questione visiva

Sottoporsi all’intervento di cataratta significa ritrovare una vista più nitida, ma anche recuperare sicurezza, autonomia ed entusiasmo. Le azioni quotidiane tornano semplici, i colori più vivi, le forme più definite.

Ed è proprio questo miglioramento globale a spiegare perché l’intervento di cataratta possa contribuire a tenere lontane ansia e depressione. Quando si torna a vedere bene, spesso si torna anche a vivere meglio.

Affrontare la cataratta in modo tempestivo e sereno non è solo una scelta per gli occhi, ma per il proprio benessere psicofisico.

Gli anziani con depressione, infatti, mostrano il 37% di possibilità in più sviluppare problemi visivi, mentre chi soffre di ansia ne mostra il 55% di possibilità in più. La compromissione della capacità visiva, pertanto, avrebbe diverse conseguenze, tra cui anche una non trascurabile alterazione dell’umore.

Leggi anche: 10 cose che non sapevi sulla cataratta

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L’occhio che trema è un disturbo piuttosto fastidioso che si presenta quando meno ce l’aspettiamo e, come si è presentato, spesso tende anche a scomparire. La sua durata può essere di ore o peggio di giorni, e la sua compagnia non è di certo piacevole: tuttavia, anche se non è quasi mai sintomo di una patologia grave, è di certo un piccolo segnale che il nostro corpo ci manda. A cosa è dovuto questo intermittente tremolio della palpebra? Scopriamolo assieme.

Occhio che trema, le cause possibili

Le cause possibili del tremolio della palpebra sono generalmente riconducibili a:

  • momenti di stress, di tensione, di ansia che capita di attraversare a volte in modo anche non del tutto consapevole
  • un consumo eccessivo di caffeina
  • assunzione di alcuni tipi di farmaci

Cause meno comuni possono essere patologiche, come:

  • glaucoma
  • uveite
  • blefarite
  • Morbo di Parkinso
  • sindrome di Tourette

I segnali del corpo

Tra i segnali che il nostro corpo ci invia per farci capire che forse abbiamo raggiunto un limite di ansia e tensione, figura sicuramente il tremolio della palpebra, ma non solo. Vanno citati anche i disturbi del sonno, un malumore persistente, la perdita o l’eccesso di appetito, la manifestazione di reazioni spropositate rispetto ad eventi tutto sommato modesti. E’ importante, dunque, ascoltare il nostro corpo, cercare di capire cosa non va e cercare di “fare marcia indietro”. Ma come?

Occhio che trema: come interpretare i segnali del nostro corpo

Interpretare correttamente i segnali che il nostro organismo ci manda – come l’occhio che trema – è il primo passo per invertire la rotta e prenderci più cura di noi stessi, anche sul piano emotivo. La prima cosa da fare è mettere in atto una serie di abitudini sane e non lasciarci andare a routine sbagliate:

  • rispettiamo gli orari di veglia e sonno, riposando adeguatamente in una stanza ben areata e ben pulita
  • curiamo la nostra igiene personale
  • mangiamo correttamente con frutta e verdura di stagione
  • concediamoci una passeggiata all’aria aperta
  • non perdiamo l’abitudine di fare qualche telefonata agli amici, di leggere un buon libro, di volerci bene

Se tutto questo ci sembra difficoltoso, impariamo a chiedere aiuto agli altri ed a manifestare senza timore il nostro disagio.

L’occhio che trema dunque non è nulla di allarmante in sé e per sé, ma può comunque essere la “punta dell’iceberg” rispetto ad uno stato d’animo che non ci fa stare bene. In caso di dubbio, o qualora il tremolio della palpebra sia persistente, conviene comunque sentire il parere di uno specialista, consultando il medico di famiglia oppure prenotando una visita oculistica specialistica.

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Iniezioni intravitreali: come affrontarle bene e vincere l’asia è una questione che si pongono quasi tutte le persone che devono iniziare questo genere di percorso terapeutico.

Esse rappresentano un trattamento efficace per contrastare la progressione della degenerazione maculare senile essudativa. Il Mancherster Royal Eye Hospital ha recentemente pubblicato sulla rivista American Journal of Ophtalmology i risultati di una ricerca volta a valutare la presenza di ansia e depressione nei pazienti che si sottopongono alle iniezioni anti-VEGF per il trattamento della patologia. Tuttavia, molti dei timori sperimentati dai pazienti sono del tutto infondati. Cerchiamo di spiegarne i motivi. 

Premessa: cosa sono le iniezioni anti-VEGF

La terapia a base di iniezioni intravitreali anti-VEGF rappresenta un’arma efficace per contrastare la degenerazione maculare senile essudativa. Quest’ultima è una forma di degenerazione della macula – la parte centrale della retina, situata proprio in corrispondenza della papilla del nervo ottico – deputata alla visione centrale ed alla percezione del colori. Nella forma essudativa, la degenerazione maculare senile si verifica quando, sulla membrana sottostante alla retina, chiamata coroide, si ha una crescita anomala di vasi sanguigni, innescata da una particolare proteina detta VEGF. La ricerca medica ha messo a punto un farmaco, detto anti-VEGF, che permette di contrastare con efficacia questa proliferazione di vasi sanguigni e di offrire beneficio proprio a chi soffre di degenerazione maculare senile essudativa.

L’obiettivo della ricerca ed i suoi risultati

L’obiettivo della ricerca condotta dai ricercatori del Manchester Royal Eye Hospital era quello di sondare i livelli di ansia e depressione nei pazienti sottoposti ad iniezioni intravitreali, ovvero vagliare lo stato psicologico di chi si sottopone con una certa periodicità a trattamenti invasivi. Effettivamente, nonostante il miglioramento oggettivo del quadro clinico del paziente e dunque della capacità visiva, la ricerca ha evidenziato la presenza di ansia e depressione dovute alla paura di sottoporsi alle iniezioni intravitreali, soprattutto nelle prime fasi del trattamento. (fonte: Ajo.com)

In cosa consiste il trattamento con iniezioni intravitreali

La terapia consiste in tre iniezioni intravitreali seguite da altre, fino ad un totale di 6/8 iniezioni nell’arco del primo anno di trattamento. Recentemente peraltro, l’Unione Europea ha stabilito che l’oculista abbia facoltà decidere, compatibilmente con la risposta del paziente al trattamento, come cadenzare le iniezioni successive alle prime tre. (fonte Bayer.de).

Iniezioni intravitreali: come affrontarle bene senza ansia

Niente paura! Il segreto è affidarsi ad un oculista di grande esperienza

Il timore infondato che il farmaco non dimostri la sua efficacia e la paura (altrettanto infondata) di subire danni oculari a seguito delle iniezioni, contribuiscono ad alimentare uno stato di ansia e di depressione che trova miglioramento solamente laddove il medico dimostri comprensione ed empatia verso i pazienti, instaurando con essi un legame che trascenda la pura esecuzione di una pratica medica per sfociare nella costruzione di un vero rapporto di fiducia tra medico e paziente.

Un trattamento efficace, sicuro ed indolore

Le iniezioni intravitreali vengono praticate da oculisti esperti con aghi sottilissimi: non si tratta dunque di una procedura dolorosa, né pericolosa. Inoltre, queste iniezioni si sono dimostrate molto efficaci nel trattamento della patologia. E’ naturale sperimentare un po’ di ansia nel momento in cui ci si sottopone ad un intervento invasivo, ma la scelta di un oculista esperto con il quale instaurare un rapporto di fiducia basato sul dialogo, sicuramente vi aiuterà ad affrontare le iniezioni anti-VEGF con maggiore serenità.

 

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