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oftalmoscopio - Neovision Cliniche Oculistiche

Scienza, medicina e tecnologia d’avanguardia si fondono e cooperano per dar vita a soluzioni diagnostiche sempre più intelligenti ed efficaci. Le start up hi-tech si moltiplicano. Tante soluzioni mobili e tascabili per la diagnosi ed il monitoraggio di una vasta gamma di patologie nascono e diventano una realtà tangibile per moltissimi pazienti. Oggi vogliamo soffermarci sull’invenzione di un oftalmoscopio in versione digitale e tascabile. Qualcosa che forse potrebbe diventare un oggetto di uso comune. Ma di che si tratta?

Cos’è l’oftalmoscopio

L’esame del fondo oculare, fondamentale per la diagnosi di molte patologie, non può prescindere dall’uso dell’oftalmoscopio. Uno strumento molto sofisticato e ad altissima precisione. Inventato sul finire dell’Ottocento da un medico tedesco, funziona grazie ad un complesso sistema di lenti. Attraverso l’oftalmoscopio, l’oculista può osservare nel dettaglio ed in profondità il fondo oculare. Di conseguenza, l’oftalmoscopio contribuisce alla diagnosi di diverse importanti patologie oculari, come la maculopatia diabetica, il glaucoma, e  la cataratta.

Oftalmoscopio digitale per smartphone? Forse sì!

A più di un secolo di distanza dall’invenzione dell’oftalmoscopio, è approdato recentemente sul mercato un nuovo oftalmoscopio digitale per smartphone (al momento disponibile solo per iPhone). Insomma, per effettuare un esame del fondo oculare per osservare retina, vitreo, nervo ottico, da domani potrebbe bastare uno smartphone. Il software in questione consta di una piccola telecamera che si aggancia al retro del cellulare, trasformandolo in uno strumento digitale di ultima generazione. Pratico da trasportare e del tutto innocuo agli occhi di un paziente pediatrico.

Ad oggi l’oftalmoscopio nella variante digitale non è ancora uno strumento di uso particolarmente comune. Non solo. Anche nel caso in cui lo divenisse, anche le migliori strumentazioni al mondo danno il meglio di sè solo se nelle mani di oculisti di esperienza.

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Siamo qui per te. Chiamaci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 30317600.

in arrivo una nuova applicazione per non vedenti

Si chiama Eyeshopper l’applicazione sviluppata nei giorni scorsi da un gruppo di studenti milanesi, pensata per aiutare ipovedenti e non vedenti a destreggiarsi tra bancali e corsie del supermercato e fare la spesa in autonomia. L’idea, sviluppata nel corso di una maratona per l’innovazione organizzata proprio dalle università milanesi, è piaciuta così tanto che riceverà supporto e finanziamenti dall’acceleratore di start up Bioupper.

Dalla maratona per l’innovazione nasce Eyeshopper

Eyeshopper è frutto della mente di sei studenti milanesi del Politecnico, della Bicocca e della Cattolica, che si sono incontrati in occasione di H4O, un progetto internazionale di innovazione nel campo della salute avente l’obiettivo di individuare soluzioni pratiche capaci di rispondere ai bisogni concreti di ipovedenti e non vedenti. Al termine della due giorni sotto il segno della ricerca, agli studenti è stato assegnato un premio, oltre alla possibilità di approfondire, perfezionare e pubblicare Eyeshopper grazie al sostegno ed al finanziamento dell’acceleratore di start up Bioupper.

Come funziona Eyeshopper

Eyeshopper si basa sull’idea che l’utente possa preparare la lista della spesa a casa e poi recarsi al supermercato con l’aiuto di una voce guida capace di indicare di volta in volta la collocazione dei prodotti grazie ad un particolare algoritmo simile a quello di google maps. Ad oggi l’applicazione è ancora nella sua fase embrionale, ma gli studenti hanno già chiare le funzionalità che andranno successivamente ad implementare. Tra queste, a supporto ed a completamento del servizio offerto da Eyeshopper, anche la possibilità di dotare i supermercati di percorsi guidati per non vedenti ispirati alle indicazioni tattilo-plantari che oggi si trovano nelle stazioni della metropolitana. Ad oggi esistono già diverse applicazioni per smartphone basate sulla geolocalizzazione, capaci di guidare l’utente nel corso di una passeggiata per le vie della sua città, indicandogli le fermate dell’autobus o i punti di interesse quali musei, monumenti e persino negozi. Eyeshopper si propone, tuttavia, di fare un salto di qualità, e di accompagnare l’utente per mano proprio all’interno di un negozio come il supermercato, dove l’utente ipovedente o non vedente possa trovare in totale autonomia le risposte pratiche ad un bisogno concreto e quotidiano come quello di fare la spesa.

femtosecondi la tecnologia al servizio del tuo benessere 1

È lui il vero braccio destro del medico oculista: preciso, affidabile e sicuro. È il laser a femtosecondi. Non ne hai mai sentito parlare? Vediamo subito di cosa si tratta e perché è così speciale.

Cos’è il laser a femtosecondi?

Il laser a femtosecondi è un laser ad impulsi brevissimi e molto ravvicinati: un femtosecondo corrisponde infatti ad un milionesimo di un miliardesimo di secondo. Una misura davvero molto molto piccola, che consente al chirurgo di effettuare incisioni in modo programmato e preciso.

Quali sono i vantaggi del laser a femtosecondi?

Il laser a femtosecondi offre al chirurgo (e naturalmente anche al paziente) diversi vantaggi: prima di tutto non lavora in modo standardizzato, ma consente al chirurgo di stabilire in anticipo dove andare ad incidere, con che curvatura, diametro, profondità. Come sicuramente saprai, quasi tutti gli interventi di chirurgia refrattiva (eccetto quelli per i difetti refrattivi davvero molto accentuati) si effettuano sulla cornea con una procedura chiamata Femto-Lasik. Il laser a femtosecondi riveste, in questo tipo di intervento, un ruolo da protagonista, andando a svolgere un compito che fino a pochi anni fa era prerogativa di uno strumento chiamato mircocheratomo. Il laser a femtosecondi è lo strumento attraverso il quale il chirurgo accede alla cornea con un’incisione precisa che non necessiterà, al termine dell’intervento, l’applicazione di punti di sutura. Niente più ablazioni fastidiose, dunque, e nemmeno tagli con lame, ma un moderno ed efficiente laser che viene programmato dal medico per lavorare sulla cornea del paziente in modo personalizzato al 100%.

Perchè il laser a femtosecondi è importante negli interventi di chirurgia refrattiva?

Come abbiamo detto, il laser a femtosecondi è uno strumento non solo altamente preciso ma anche notevolmente “programmabile”. Sarà il medico, infatti, a valutare:

  • la grandezza dell’occhio (e della cornea)
  • la curvatura e lo spessore della cornea
  • il tipo di correzione che è necessario applicare
  • e molti altri fattori

In base a questi parametri, potrà impostare l’azione del laser a femtosecondi ed ottenere un risultato molto più preciso, accurato ed omogeneo rispetto a quelli ottenuti con i metodi sopracitati, che esso ha reso oramai obsoleti.

Il laser a femtosecondi è doloroso? Cosa si prova mentre esso lavora sulla cornea?

Oltre ad essere preciso e rapido, il laser a femtosecondi è anche indolore. Un alleato prezioso che la tecnologia mette al servizio della nostra salute ma anche del nostro benessere psicofisico.

Un invito per te

per chi è indicata la chirurgia refrattiva
Ti invitiamo ad un incontro libero della durata di un’ora, nel quale potrai liberamente confrontarti con un oculista specialista e con altre persone che, come te, stanno pensando di intraprendere il percorso di libertà da occhiali e lenti a contatto.

Scoprirai:

  • come scegliere il centro migliore o il medico giusto per te;
  • cosa è davvero utile sapere prima dell’intervento;
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Saremo lieti di rispondere a ogni tua domanda. Ti aspettiamo nei giorni 9 e 22 maggio, 6 e 20 giugno presso le nostre cliniche a Milano.

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nuvole

Dal buio alla luce. E’ di pochi giorni fa la notizia del primo impianto al mondo di “occhio bionico” in una donna di 50 anni. L’intervento, eseguito presso l’ospedale S.Raffaele di Milano, è stato lungo e delicato, ed ha consentito di impiantare sotto la retina della paziente un microscopico microchip capace di sostituirsi a coni e bastoncelli danneggiati da una retinopatia. Vediamo come.

Occhio bionico: realtà o fantascienza?

Fino ad una manciata di anni fa, l’idea di avere un occhio “bionico” avrebbe fatto trasalire chiunque. Oggi che la tecnologia è diventata la grande protagonista delle nostre esistenze e che tutti siamo consapevoli che senza di essa il nostro quotidiano sarebbe forse più difficile da gestire, sentir parlare di microchip impiantati nella retina non appare poi così strano. Rivoluzionario sì, ma comunque non fantascientifico.

1600 sensori in soli 3 millimetri

L’intervento del quale stiamo parlando è frutto di una lunga ricerca portata avanti nel corso degli ultimi anni da un’azienda tedesca, Retina Implant. Il microchip, Alpha AMS, è grande circa 3 mm, e contiene 1600 sensori capaci di sostituirsi ai fotorecettori danneggiati. Il microchip svolge esattamente il lavoro dei fotorecettori, convertendo la luce in stimolo elettrico, e convogliandolo al nervo ottico.

Un piccolo microchip per un grande “lavoro”

Non è la prima volta che si cerca di impiantare un microchip in soggetti aventi una grave retinopatia, ma mentre negli interventi svolti in passato il paziente doveva poi avvalersi di un ausilio esterno per completare la decodifica dell’impulso luminoso (fotocamera, cuffie e altro), in questo caso il microchip è autosufficiente e lavora in completa autonomia, proprio come farebbero coni e bastoncelli “in natura”.

Cosa aspettarsi dal microchip?

Se è vero che la tecnologia applicata alla medicina fa passi da gigante, è anche vero che bisogna saper avere la saggezza di riporre le proprie speranze per un futuro migliore in aspettative quanto mai obiettive ed aderenti alla realtà. Il microchip del quale vi abbiamo parlato non restituisce la vista perduta, ma riesce a trasformare le ombre in luci ed a ridefinire i contorni delle cose. Grazie agli impulsi elettrici forniti dal microchip, il paziente torna a distinguere il giorno e la notte, la luce e il buio e le sagome dei propri cari tornano a prendere forma e sostanza. Ad ogni modo, la strada da fare è ancora lunga, e queste procedure sono, ad oggi, ancora ad un livello altamente sperimentale. Un domani, chissà, l’impianto del microchip sulla retina sarà una procedura comune: per ora accontentiamoci di seguire da vicino i progressi della ricerca.

mobile

La tecnologia che ci piace davvero è quella che si fa umanamente portavoce delle esigenze di chi vive costantemente la sua vita sotto il segno della disabilità. Una tecnologia che riesce a trovare soluzioni sempre più innovative ai piccoli grandi problemi quotidiani. E le vere protagoniste di questo orientamento Hi-tech sono le Applicazioni Mobile. Ci riferiamo, nello specifico, alle app per non vedenti e ipovedenti. Vediamo insieme cosa offre il mercato.

Quando la tecnologia diventa sinonimo di accessibilità

Le migliori App mobile per ipovedenti e non vedenti si pongono diversi obiettivi.

  • Aiutare i soggetti a muoversi in un contesto non domestico.  Un ambiente generalmente urbano, trovando facilmente tutte le informazioni necessarie e i punti di interesse.
  • Scrivere o leggere email ed sms con il proprio smartphone.
  • Fare shopping in autonomia.
  • Leggere un giornale
  • Andare al cinema

E molto altro ancora!

Passeggiare in città

Alcuni giorni fa vi avevamo parlato di VATE

Un’innovativa applicazione frutto di una partnership tra una società veneziana ed una londinese. Il suo obiettivo è quello di accompagnare il turista ipovedente alla scoperta delle bellezze di Venezia. Questa app per non vedenti è un progetto virtuoso, che si avvale della tecnologia beacon (trasmettitori Bluetooth situati lungo il tragitto prestabilito). Un progetto che potrà trovare applicazione in futuro in tante altre località del mondo.

Recentemente, anche Microsoft ha lanciato Soundscape. Al momento l’applicazione è disponibile solo negli Stati Uniti, ma auspichiamo che presto possa essere scaricabile anche in Europa. Anche in questo caso, l’applicazione si avvale di beacon, in abbinamento alla tecnologia Audio 3D. All’utente vengono dunque segnalati e raccontati i punti di suo interesse. Musei, negozi, supermercati o altro. Peraltro, Soundscape ha la capacità di funzionare in background dunque è utilizzabile in contemporanea all’ascolto di Podcast, audiolibri, musica o altro.

Un’altra app mobile per ipovedenti e non vedenti che vogliamo segnalare si chiama Intersection Explorer (disponibile per Android). Consente di prepararsi al tragitto da affrontare fuori casa prima ancora di uscire. Sarà sufficiente spostare il dito sulla mappa per ascoltare la descrizione del tragitto stesso e delle sue caratteristiche. Sempre per Android, è disponibile Walkie Talkie. Un’applicazione che accompagna il non vedente lungo il suo tragitto, indicandogli vocalmente gli indirizzi, la presenza di incroci, i luoghi di interesse nei paraggi.

Concludendo la carrellata delle app mobile che aiutano ipovedenti e non vedenti a muoversi nello spazio, segnaliamo Ariadne GPS, che consente all’utente di sapere sempre esattamente dove si trova. L’app, ce lo suggerisce il nome stesso, si avvale della tecnologia GPS. E’ dotata di mappe, che l’utente può esplorare con il dito onde ricevere una serie di informazioni audio sul tragitto che sta percorrendo.

Scrivere email, sms, documenti

Vi sono poi diverse app mobile per ipovedenti e non vedenti volte a risolvere i problemi connessi alla lettura ed alla scrittura. Citiamo tra queste Darwin Reader Trial (Android) e Speak It (iOS) sul fronte lettura, mentre sul fronte dell’assistenza alla scrittura vi segnaliamo Braille Pad (iOS) e TypeInBraille (iOS), applicazioni che consentono di scrivere email ed sms ma anche post sui social network avvalendosi della scrittura in Braille. Se invece si preferisce scrivere attraverso dettatura, è disponibile Dragon Dictation (iOS).

Fare shopping

Sul fronte shopping, invece, esistono delle utilissime applicazioni che sono in grado di leggere i codici a barre ed i codici QR traducendoli in informazione audio: ci riferiamo a Digit Eyes (iOS), Ideal Item Identifier (Google Play) ed Audio Labels (iOS).

Andare al cinema

Questa applicazione si chiama Movie Reading, ed è disponibile sia per Android che per iOS: una volta installata e selezionato il film, essa fornisce un audio commento alle scene del film.

Ascoltare musica

Si chiama Rock Lock Music Player (Android), ed è un lettore musicale accessibile anche ad ipovedenti e non vedenti.

Leggere il giornale

Anche leggere un giornale non è più un problema: WinGuido (Android), è un’app specializzata nella lettura dei quotidiani. Sempre sul fronte lettura, segnaliamo Eye Glasses Camera (Android), un’app che consente di ingrandire i testi e le immagini, e Big Launcher (Google Play), un’applicazione che consente di visualizzare icone e testi più grandi e dai colori più vividi.

Infine, gli assistenti virtuali

Non dimentichiamo, infine, l’importanza degli assistenti virtuali, app mobile per non vedenti con funzionalità molto più estese delle sopracitate: tramite semplici comandi vocali, l’utente può scrivere email, fare telefonate, chiedere informazioni, effettuare ricerche sui motori, aprire e chiudere applicazioni e molto altro. Tra gli assistenti virtuali citiamo Vilingo Virtual Assistant (Android).

La lista delle applicazioni mobile utili ad ipovedenti e non vedenti è davvero lunga, ma quel che appare chiaro è che grazie alla tecnologia oggi il mondo può essere davvero più accessibile per tutti.

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Sembra un titolo da romanzo di fantascienza, eppure il futuribile non è mai stato così vicino. E’ notizia di questi giorni, infatti, che Deep Mind, l’Intelligenza Artificiale sviluppata da Google, sarebbe in grado di diagnosticare alcune malattie della retina sulla base dell’osservazione di immagini. Ma facciamo qualche passo indietro, e cerchiamo di vederci chiaro.

Innanzitutto, cos’è Deep Mind?

Deep Mind nasce come società britannica dedita allo sviluppo di algoritmi volti a progettare una intelligenza artificiale. L’obiettivo era inizialmente quello di sviluppare videogiochi, ma dalla sua acquisizione da parte di Google nel 2014, il focus dell’operato si è spostato dai giochi alla medicina predittiva. Fantascienza? No, realtà.

Perchè applicare Deep Mind alla medicina?

Al fine di effettuare alcune simulazioni nel campo della medicina predittiva, Google avrebbe acquisito un’ingente mole di dati relativamente ai pazienti in cura presso il servizio sanitario britannico, con l’obiettivo di mettere a punto nuove tecniche di screening della popolazione al fine di diagnosticare tempestivamente l’esordio di alcune malattie, avvalendosi dell’ausilio della tecnologia. Come detto, dunque, si tratta di medicina predittiva, ovvero volta a prevedere e diagnosticare con tempestività una serie di patologie.

E in campo oculistico?

E’ notizia di questi giorni che Deep Mind ha analizzato migliaia di referti di OCT (tac della retina) di pazienti britannici, per testare un nuovo algoritmo avente l’obiettivo di individuare i primissimi segni di una patologia della retina in modo più veloce di quanto potrebbe fare uno specialista “umano”.

I test sono stati condotti a Londra in collaborazione con il Servizio Sanitario Nazionale ed il Moorfields Eye Hospital, uno dei centri d’eccellenza in campo oculistico a livello mondiale. Poichè le immagini fornite all’intelligenza artificiale includevano milioni di pixel di informazioni, l’algoritmo è stato “allenato” ad individuare i segni di tre patologie: glaucoma, retinopatia diabetica e maculopatia degenerativa senile.

Leggi anche: che cos’è l’OCT

Un modello che trova applicazione in tante specialità

L’uso di Deep Mind in ambito medico predittivo, per ora testato solo in ambito oculistico, trova peraltro sbocco in tutte quelle specialità mediche che normalmente si avvalgono della diagnostica per immagini. Una volta sviluppato l’algoritmo che consente di diagnosticare ciascuna malattia, ed “allenata” l’intelligenza artificiale alla sua individuazione, si otterrebbe uno strumento capace di effettuare diagnosi tempestive praticamente in qualunque specialità medica.

L’uso di questo tipo di tecnologia applicata alla diagnostica, potrebbe snellire alcuni processi all’interno degli ospedali ed alleggerire i sistemi sanitari di molti paesi del mondo, attualmente oberati di lavoro, dov’è noto che le liste d’attesa per le visite ed i tempi necessari per il conferimento dei referti sono, ad oggi, troppo lunghi. Tuttavia, è bene precisare che, anche se questo tipo di tecnologia guarda al futuro e sarà sicuramente di grande aiuto per snellire i processi ed accelerare i tempi del sistema sanitario “convenzionale”, in alcun modo potrà sostituirsi alla perizia, all’esperienza ed alla conoscenza di un medico specialista “in carne ed ossa”.

Se i risultati dei test dovessero essere approvati dal mondo accademico, questo tipo di tecnologia applicata alla diagnostica potrebbe diventare tuttavia molto presto una realtà quotidiana in gran parte degli ospedali. Naturalmente, il modello del quale vi abbiamo parlato necessita di essere implementato e sottoposto ad ulteriori test, ma senza dubbio apre la strada ad un futuro nel quale i specialisti che si occupano di diagnostica per immagini si potrebbero avvalere di un braccio destro decisamente “bionico” ma sicuramente di grande aiuto.

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Si chiama VATE il nuovo progetto mobile che la città di Venezia ha deciso di proporre a tutti i suoi visitatori e che renderà la visita della città più agevole e fruibile anche ai soggetti ipovedenti. Una città, insomma, che vuole bene al suo turista e che si attiva per accompagnarlo, mano nella mano, attraverso i monumenti e gli angoli più belli che ha da offrire. Con un approccio consapevole, responsabile, e soprattutto inclusivo. Vediamo di che si tratta.

L’acronimo VATE sta per Virtual Accessibility Turism Evolution, ed è il nome di questa applicazione per dispositivi mobile il cui scopo è quello di accompagnare il turista – anche quello ipovedente o non vedente – alla scoperta dei punti salienti della città, raccontandogli la storia e gli aneddoti di luoghi tradizionali, calli, monumenti, musei. Una guida virtuale, insomma.

Una guida turistica d’avanguardia per ipovedenti e non vedenti

L’applicazione, sviluppata dalla società veneziana A4Smart, si propone dunque di consentire all’utente di vivere l’ambiente urbano e collettivo in modo intelligente e sempre più interattivo. Per ciò che concerne i non vedenti o gli ipovedenti, A4Smart, in collaborazione con la “collega” londinese Wayfindr e l’Università di Milano, hanno recentemente testato VATE sul campo: 4 ipovedenti hanno accettato di farsi guidare in una passeggiata tra le calli di Venezia, smartphone alla mano. In poche parole, lungo il percorso stabilito vengono posizionati dei “beacon” ovvero dei trasmettitori Bluetooth, che intercettano in tempo reale l’utente, indicandogli la direzione da percorrere e “raccontandogli” la storia dei punti salienti della città.

Un vero e proprio contapersone

E non solo: l’applicazione è anche in grado di fare da vero e proprio contapersone, indicando all’utente quante persone ci sono intorno a lui ed eventuali ostacoli da evitare. Una tecnologia d’avanguardia, che oltre ad essere d’aiuto agli ipovedenti e non vedenti, può anche essere utile ai comuni, come quello di Venezia per esempio, per gestire con intelligenza eventi di grande portata, quali il Redentore o il Carnevale, onde garantire ordine e sicurezza ai partecipanti.

Venezia pioniera in Italia

E’ la prima volta in assoluto che in Italia viene testata una tecnologia di questo genere, che potrebbe rivelarsi un aiuto valido e concreto per tanti ipovedenti che hanno necessità non solo di visitare le città d’arte del nostro bel paese, ma anche di muoversi senza problemi in aeroporti, stazioni ferroviarie, o di recarsi a grandi eventi sportivi e concerti.

Vivere la collettività con gli occhi della tecnologia

Concludendo, la tecnologia fa passi da gigante e viene sempre più in aiuto ad ipovedenti e non vedenti, consentendo loro di fruire dell’ambiente urbano e degli eventi collettivi in modo interattivo, intelligente e sicuro.