Nelle lacrime la possibile diagnosi del morbo di Parkinson

Nel corso dello scorso Congresso Mondiale sul Morbo di Parkinson, svoltosi in Francia nell’agosto del 2018, è stata presentata un’interessante ricerca sulla composizione delle secrezioni lacrimali condotta dai ricercatori della Keck School of Medicine della University Of Southern California. I risultati della ricerca potrebbero rivelarsi particolarmente utili nella diagnosi del morbo di Parkinson. Vediamo tutti i dettagli.

Il morbo di Parkinson

Il morbo di Parkinson o malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa causata dalla morte delle cellule responsabili della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore fondamentale per il corretto svolgimento di molte funzioni del nostro organismo: il movimento, il sonno, l’umore, la memoria e molte altre. La funzione maggiormente impattata dalla patologia è quella del movimento volontario: il primo sintomo che salta alla mente quando si immagina un paziente affetto da morbo di Parkinson, è infatti la difficoltà motoria e la fatica nel controllare i movimenti. La malattia, tuttavia, presenta anche molti altri sintomi, tra cui alcuni di tipo neuropsichiatrico. Purtroppo, ad oggi il processo diagnostico del morbo di Parkinson non è né facile, né standardizzato: non esiste infatti un test per la diagnosi certa e precoce della patologia. Ecco spiegato perché la ricerca condotta da Mark Lew e colleghi presenta dei risvolti potenzialmente molto interessanti.

La ricerca di Mark Lew sulla composizione delle secrezioni lacrimali

L’ipotesi

Dal momento che il paziente parkinsoniano presenta delle alterazioni del sistema nervoso e che le cellule lacrimali sono attivate proprio per via nervosa, i ricercatori hanno ipotizzato che un alto contenuto proteico delle lacrime potrebbe essere un indicatore utile per la diagnosi del morbo di Parkinson.

La ricerca

Alla ricerca hanno preso parte 96 pazienti parkinsoniani e 60 pazienti sani. Gli studiosi hanno preso in esame il dosaggio di alcune proteine presenti nella secrezione lacrimale dei partecipanti, tra cui l’alfa-sinucleina, una proteina che – nella sua forma aggregata – è legata a doppio filo alla presenza del morbo di Parkinson.

Le conclusioni

I risultati hanno mostrato come l’alfa-sinucleina sia maggiormente presente nei pazienti parkinsoniani, mentre per quanto riguarda le altre proteine prese in esame, non sono state individuate differenze nei dosaggi tra pazienti sani e pazienti affetti da morbo di Pakinson. Lew e colleghi hanno dunque concluso che il quantitativo di alfa-sinucleina nella sua forma aggregata può avere un potenziale diagnostico per quanto riguarda il morbo di Parkinson. Queste conclusioni potrebbero aprire la strada alla messa a punto di un test di routine che consenta di confermare o escludere la diagnosi di Parkinson già dalla comparsa dei primissimi sintomi.

Fonte Neurology.org