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Arte e ipovisione, giovanni gonnelli

Seconda puntata del ciclo di approfondimenti sulla connessione tra talento artistico ed ipovisione. Dopo aver conosciuto più da vicino la figura del celebre impressionista francese Claude Monet, oggi è la volta di Giovanni Gonnelli. Noto anche come Il Cieco da Gambassi, Giovanni Gonnelli fu uno degli scultori più apprezzati e richiesti del Seicento Toscano. Lo scultore, che perse completamente la vista a soli 20 anni per motivi che ad oggi non sono ancora del tutto chiari, continuò tuttavia a lavorare raccogliendo consensi e ricevendo commissioni fino alla fine dei suoi giorni. Un incredibile talento artistico ed una grande forza di volontà gli hanno consentito, insomma, di lasciare il segno nella storia dell’arte italiana nonostante la sua grave disabilità.

Quando il talento supera ogni handicap visivo

Nei Seicento si era ben lontani dalle conoscenze medico scientifiche delle quali disponiamo oggi. Ecco perché, quando a soli 20 anni Giovanni Gonnelli si ammalò e perse totalmente la vista, l’unica spiegazione plausibile che si riuscì a dare al suo improvviso ed inaspettato handicap fu qualche evento storico del momento, o forse il clima fortemente umido della zona di Mantova. Ai tempi, infatti, il Gonnelli lavorava come scultore di corte presso la dimora dei Gonzaga. La cecità lo costrinse a tornare al paese natìo, in Toscana, in quanto non ritenuto in grado di esercitare le sue funzioni di scultore di corte. Il rientro a casa però non durò a lungo, perché il Gonnelli riuscì ben presto a dimostrare concretamente che il suo talento andava ben oltre il suo handicap, realizzando mirabili opere scultoree che ancora oggi sono parte integrante della storia dell’arte italiana.

Uno scultore non vedente? Gonnelli aveva il suo metodo

Giovanni Gonnelli era nato per fare lo scultore. Ecco perché, nonostante l’improvvisa perdita della vista, egli non interruppe mai la sua attività artistica e scultorea, anzi, vi si dedicò con sempre maggiore passione ed energia. Per realizzare le sue opere, Gonnelli aveva imparato ad usare le mani, aiutandosi con la cera, così da plasmare ciò che aveva nella mente senza dover ricorrere alla vista. Molte delle sue opere sono busti e figure in terracotta che gli venivano di volta in volta commissionate da personaggi illustri, come la famiglia De Medici e Papa Urbano VIII.

Un talento raro e quasi incredibile

Vi fu anche chi – davanti alla perfezione ed alla bellezza di alcune sue opere –  dubitò della cecità del Cieco di Gambassi, come si faceva chiamare Giovanni Gonnelli. Durante la sua permanenza romana, lo scultore fu per esempio sfidato da un alto prelato a realizzare un’opera all’interno di una stanza totalmente buia. L’opera fu realizzata, e naturalmente Gonnelli confermò non solo di essere in buona fede (ovvero realmente non vedente) ma anche di avere un talento eccezionale.

monet, genio miope

Primo approfondimento del ciclo arte ed ipovisione, volto ad conoscere più da vicino i maggiori esponenti della storia dell’arte internazionale che, nonostante un deficit visivo talvolta anche importante, sono riusciti a dar vita ad opere d’arte degne di nota, capaci di distinguersi e di farsi ricordare in modo imperituro. L’impressionismo è stata ed è tuttora una delle correnti artistiche che maggiormente ha lasciato il segno nella storia dell’arte mondiale. Pennellate “indecise”, contorni sfumati, uso indiscriminato della luce, colori a volte sgargianti, altre volte mischiati in modo apparentemente casuale, altre volte pressocchè assenti  hanno scardinato i canoni artistici che avevano, sino ad allora, segnato le basi di un modo di fare arte conformista ed universalmente condiviso. Tra gli esponenti di spicco di questa tendenza impressionista sicuramente non possiamo non citare Monet. 

Monet: la rivoluzione impressionista ha il suo segreto

Chi era quest’uomo che ha saputo trasformare il mondo dell’arte così radicalmente, aprendo le porte ad un modo di esprimere la propria creatività irriverente, rivoluzionario ed eccezionalmente moderno? Quali erano i motivi che lo hanno spinto ad esprimersi artisticamente in questo modo? Stando ad alcuni recenti studi condotti da diversi neurologi ed oculisti, tra cui il noto neurologo australiano Noel Dan, il genio artistico di Monet è (in parte) frutto di un difetto visivo, probabilmente una miopia. Insomma, Monet avrebbe dipinto il mondo con gli occhi di un miope. E, ai tempi, senza nemmeno grande successo, visto che pubblico e critica lo stroncarono con una certa ferocia e senza alcuna pietà. Addirittura, il termine Impressionismo aveva, ai tempi, una connotazione dispregiativa.

Già ai tempi qualcuno si domandò se Monet avesse problemi di vista

I critici insomma trovavano scandalosa, ridicola ed addirittura “pasticciata” l’arte di Monet, mentre il pubblico non era da meno: tutti si domandavano se Monet vedesse bene la realtà o meno, se fosse daltonico o se avesse altri problemi di tipo visivo. E, senza saperlo, erano andati piuttosto vicini alla verità. Monet non era dunque daltonico, ma era miope. Di qui i contorni poco definiti e l’aspetto impreciso di molte delle immagini ritratte nei suoi quadri. E non solo: in tarda età alla miopia si aggiunse anche la cataratta, che portò l’artista ad essere sempre meno “generoso” anche con l’uso del colore.

Un genio artistico nonostante tutto

Nonostante miopia e cataratta, tuttavia, il genio artistico di Monet è innegabile. E se Monet fosse oggi tra noi, nonostante le possibilità che la medicina e la tecnologia moderna ci offrono per la correzione di difetti visivi e patologie oculari, non abbiamo dubbi che darebbe ugualmente vita ad opere d’arte capaci di lasciare un segno anche nella storia dell’arte contemporanea.

Fonte: Flickr