Screening ortottico e della visione binoculare con Neovision e Salmoiraghi & Viganò

L’importanza della prevenzione in campo medico è fondamentale per individuare i segnali di eventuali anomalie che potrebbero pregiudicare il corretto funzionamento di alcuni organi o apparati e la buona salute di ciascun individuo: un principio che naturalmente si applica anche al campo dell’oftalmologia. Ecco perché oggi Neovision e Salmoiraghi & Viganò hanno il piacere di invitarti ad uno screening ortottico della visione binoculare presso il punto vendita Salmoiraghi & Viganò di Corso Vercelli 7, a Milano, venerdi 22 febbraio dalle ore 11.00 alle ore 19.00.

Che cosa si intende per screening ortottico

L’ortottica è una branca dell’oftalmologia che si occupa di accertare il funzionamento ottimale dell’apparato visivo dal punto di vista muscolare, sensoriale e innervativo. Grazie all’ortottista è possibile individuare anche precocemente eventuali anomalie della visione binoculare come ambliopia (l’occhio pigro), lo strabismo, la visione doppia e altre anomalie. Lo screening della visione binoculare è una sorta di “check” della visione, ed include una serie di test come l’esame dell’acuità visiva, il test della convergenza oculare, la verifica della visione tridimensionale (stereopsi) ed altri approfondimenti: l’obiettivo è valutare il corretto funzionamento dei muscoli oculari e della visione. Insomma, con lo screening ortottico puoi verificare se i muscoli dei tuoi occhi funzionano bene e se ti garantiscono una visione tridimensionale ottimale. 

A chi è rivolto lo screening ortottico?

Lo screening ortottico è rivolto alle persone di qualunque età, inclusi i più piccoli. Spesso, infatti, un semplice screening ortottico può essere un valido indicatore della presenza di alcuni disturbi tipici dell’età pediatrica, come per esempio l’occhio pigro (ambliopia). Lo stesso vale per gli adulti, soprattutto coloro che non hanno l’abitudine di sottoporsi con regolarità ad una visita oculistica completa. Anche per loro, lo screening ortottico è un primo passo utile ed importante per prendersi cura dei propri occhi! 

Cosa succede se durante lo screening l’ortottista individua una anomalia?

Se uno o più test dovessero dare esito anomalo, sarà consigliabile proseguire gli accertamenti con una visita oculistica specialistica completa ed approfondita.

Ti aspettiamo in Salmoiraghi & Viganò
Corso Vercelli, 7 – Milano
Venerdi 22 febbraio dalle ore 11.00 alle ore 19.00.

Nelle lacrime la possibile diagnosi del morbo di Parkinson

Nel corso dello scorso Congresso Mondiale sul Morbo di Parkinson, svoltosi in Francia nell’agosto del 2018, è stata presentata un’interessante ricerca sulla composizione delle secrezioni lacrimali condotta dai ricercatori della Keck School of Medicine della University Of Southern California. I risultati della ricerca potrebbero rivelarsi particolarmente utili nella diagnosi del morbo di Parkinson. Vediamo tutti i dettagli.

Il morbo di Parkinson

Il morbo di Parkinson o malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa causata dalla morte delle cellule responsabili della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore fondamentale per il corretto svolgimento di molte funzioni del nostro organismo: il movimento, il sonno, l’umore, la memoria e molte altre. La funzione maggiormente impattata dalla patologia è quella del movimento volontario: il primo sintomo che salta alla mente quando si immagina un paziente affetto da morbo di Parkinson, è infatti la difficoltà motoria e la fatica nel controllare i movimenti. La malattia, tuttavia, presenta anche molti altri sintomi, tra cui alcuni di tipo neuropsichiatrico. Purtroppo, ad oggi il processo diagnostico del morbo di Parkinson non è né facile, né standardizzato: non esiste infatti un test per la diagnosi certa e precoce della patologia. Ecco spiegato perché la ricerca condotta da Mark Lew e colleghi presenta dei risvolti potenzialmente molto interessanti.

La ricerca di Mark Lew sulla composizione delle secrezioni lacrimali

L’ipotesi

Dal momento che il paziente parkinsoniano presenta delle alterazioni del sistema nervoso e che le cellule lacrimali sono attivate proprio per via nervosa, i ricercatori hanno ipotizzato che un alto contenuto proteico delle lacrime potrebbe essere un indicatore utile per la diagnosi del morbo di Parkinson.

La ricerca

Alla ricerca hanno preso parte 96 pazienti parkinsoniani e 60 pazienti sani. Gli studiosi hanno preso in esame il dosaggio di alcune proteine presenti nella secrezione lacrimale dei partecipanti, tra cui l’alfa-sinucleina, una proteina che – nella sua forma aggregata – è legata a doppio filo alla presenza del morbo di Parkinson.

Le conclusioni

I risultati hanno mostrato come l’alfa-sinucleina sia maggiormente presente nei pazienti parkinsoniani, mentre per quanto riguarda le altre proteine prese in esame, non sono state individuate differenze nei dosaggi tra pazienti sani e pazienti affetti da morbo di Pakinson. Lew e colleghi hanno dunque concluso che il quantitativo di alfa-sinucleina nella sua forma aggregata può avere un potenziale diagnostico per quanto riguarda il morbo di Parkinson. Queste conclusioni potrebbero aprire la strada alla messa a punto di un test di routine che consenta di confermare o escludere la diagnosi di Parkinson già dalla comparsa dei primissimi sintomi.

Fonte Neurology.org

Glaucoma, cataratta e retinopatia: ecco come vede chi ne soffre

Ti sei mai chiesto come veda il mondo una persona affetta da una patologia oculare come glaucoma, cataratta e retinopatia? Chiederselo forse è facile, immaginarlo un pò meno. Spesso si tende ingenuamente a pensare che con un buon paio di occhiali si possa vedere meglio in qualunque caso, ma non è così: vi sono alcune condizioni patologiche che, se non opportunamente trattate, possono condurre a stati di ipovisione anche piuttosto gravi. Ogni patologia, peraltro, porta con sé caratteristiche differenti, pertanto il paziente può sperimentare una difficoltà visiva a livello centrale, periferico oppure avere difficoltà in condizioni di poca luce, o ancora non riuscire più a percepire i colori in tutta la loro nitidezza. Oggi, per fortuna, la “chirurgia della luce”, ovvero la possibilità di eseguire veri e propri interventi di chirurgia oftalmica senza l’uso di bisturi e con il solo ausilio del laser, viene incontro ai pazienti affetti da queste patologie oculari con soluzioni capaci di migliorarne lo stato di salute visiva ed in taluni casi anche di risolverle radicalmente.

Un simulatore riesce a replicare le condizioni visive di chi soffre di una patologia oculare

L’organizzazione no profit See Now ha progettato un simulatore virtuale che consente a chiunque di vedere il mondo proprio come lo vede un paziente affetto da glaucoma, cataratta o retinopatia.  Il simulatore è collegato con Google Maps, pertanto è sufficiente inserire un indirizzo per visualizzare il mondo con gli occhi del paziente affetto dall’una o l’altra patologia, a seconda di quale si selezioni.

A questo punto, nel caso si selezioni il glaucoma, si avrà una visione poco nitida sia a livello periferico che, nei casi più gravi, a livello centrale. Nel caso si selezioni la retinopatia, invece, oltre ad una visione offuscata, sarà possibile anche vedere corpi mobili o macchie scure situate nel campo visivo. Nel caso della cataratta, invece, si avrà una visione poco nitida dei colori, oltre ad una condizione generale di visione offuscata e poco definita.

Chirurgia della luce: ad ogni patologia le sue soluzioni

Le tre patologie oculari sopra citate portano, come detto, a condizioni di ipovisione talvolta importanti, soprattutto se vengono trascurate. Al contrario, chi sceglie di fare prevenzione e di affidarsi alle cure di un buon medico oculista, potrà affrontare e perché no anche risolvere queste patologie al meglio delle proprie possibilità, traendo vantaggio dagli ultimi progressi della scienza medica e della tecnologia ad essa applicata. Delle tre patologie citate – retinopatia, glaucoma e cataratta – proprio quest’ultima è risolvibile radicalmente con un intervento chiamato di facoemulsificazione. La chirurgia della luce trova applicazione nel trattamento della cataratta offrendo al paziente la possibilità non solo di risolvere il problema dell’opacizzazione del cristallino ma anche, grazie all’avvento delle lenti premium di ultima generazione, di ovviare ad uno o più difetti visivi preesistenti. Anche le retinopatie ed il glaucoma possono trovare soluzione grazie alla chirurgia della luce, ovvero innovativi interventi chirurgici eseguiti solamente con l’ausilio del laser, anche se questa non è l’unica strada percorribile, ma ve ne sono altre, di tipo medico e farmacologico, che andranno naturalmente valutate di caso in caso.

LUCE E COLORI, la visita oculistica specialistica per la cataratta

Neovision ha messo a punto due percorsi diagnostici approfonditi ed accurati pensati per chi soffre o pensa di soffrire di cataratta, glaucoma e retinopatie. La visita oculistica specialistica pensata appositamente per verificare in modo approfondito lo stato di salute dell’apparato visivo con particolare riferimento al cristallino ed alla cataratta prende il nome di LUCE E COLORI, mentre IN SALUTE è la visita oculistica specialistica per chi soffre di glaucoma, retinopatie e maculopatie. Per prenotare, chiama dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 30317600.

Calazio e orzaiolo, ecco le differenze

Ad un occhio meno esperto, calazio e orzaiolo possono apparire molto simili, se non uguali. In entrambi i casi si tratta di un rigonfiamento della palpebra, una sorta di pallina fastidiosa e decisamente antiestetica. Tuttavia, nonostante la loro somiglianza, si tratta di due disturbi oculari diversi, caratterizzati da cause e da sintomi ben distinti. 

Il calazio: cause e sintomi

Chiamato anche lipogranuloma, il calazio è una cisti che si forma quando la ghiandola di Meibomio si infiamma e si ostruisce. La ghiandola di Meibomio ha lo scopo di secernere le sostanze lipidiche che sono contenute nel film lacrimale. Quando il dotto esecretore della ghiandola di Meibomio si ostruisce, le sostanze lipidiche non fuoriescono correttamente e si viene a formare una ciste, chiamata appunto calazio oppure lipogranuloma. L’origine, dunque, non è infettiva, ma il calazio può essere ugualmente piuttosto fastidioso, anche se non doloroso. I sintomi sono sensazione di fastidio e di corpo estraneo, prurito, arrossamento della zona interessata e fotofobia. Il calazio talvolta si risolve da solo spontaneamente, altre volte il vostro oculista vi consiglierà di fare degli impacchi caldo umidi al mattino ed alla sera e di curare maggiormente la vostra igiene oculare, per esempio con l’uso di apposite salviettine oculari, che potete comodamente acquistare in farmacia o presso i supermercati più forniti della vostra zona. Non sempre però il calazio si risolve spontaneamente, e si può rendere necessario sottoporsi ad un piccolo intervento per eliminarlo: una procedura, tuttavia, poco invasivo e di breve durata. Altre volte ancora, invece, il calazio potrebbe innescare una blefarite, ovvero un’infiammazione di tutto il bordo ciliare, ed il quel caso potrebbe rendersi necessaria l’assunzione di un antibiotico. In qualunque caso, la scelta migliore è sempre consultare l’oculista.

L’orzaiolo: cause e sintomi

Anche l’orzaiolo si presenta come una pallina fastidiosa situata sul bordo palpebrale ed anch’esso è causato dall’ostruzione di una ghiandola sebacea: può trattarsi della ghiandola di Meibomio, ma anche delle ghiandole di Moll o di Zeis. Stavolta, però, la causa non è puramente meccanica, ma è infettiva. Generalmente la causa è precisamente un’infezione da stafilococco, che può presentarsi a più riprese nel medesimo paziente. I sintomi sono dolore, alterazione della temperatura corporea, fastidio, bruciore, fotofobia. La terapia, anche in questo caso, prevede una buona igiene oculare ma anche la somministrazione di farmaci antibiotici.

PRIMA, la visita oculistica dello stato di salute generale di tutto l’apparato visivo

Ci avevi mai pensato ? Una visita oculistica specialistica, completa ed accurata, include non solo la misurazione della vista, ma anche il controllo dello stato di salute generale dell’intero apparato visivo, incluso il bordo ciliare e la palpebra. Se vai soggetto a fastidi a livello palpebrale o del bordo ciliare, forse è giunto il momento di prenotare PRIMA, la visita specialistica oculistica firmata Neovision completa di una serie di esami specifici ed accurati di tutto l’apparato visivo. Per prenotare chiama allo 02 30317600 dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00.

Spray al peperoncino negli occhi? Ecco cosa fare

Nelle ultime settimane si è sentito spesso parlare di spray al peperoncino, un dispositivo di autodifesa che si può facilmente acquistare sia online che presso negozi fisici e che si può tenere comodamente in tasca ed usare all’occorrenza per allontanare eventuali aggressori. Tuttavia non è infrequente che, soprattutto tra i più giovani, si faccia un uso sbagliato dello spray al peperoncino. Cosa fare se la sostanza urticante contenuta nello spray entra in contatto con gli occhi?

Ecco qualche consiglio utile per rimuovere lo spray al peperoncino dagli occhi ed alleviare i sintomi di irritazione. Ricordiamo, tuttavia, che prima di prendere qualunque iniziativa che esuli da questi blandi consigli, è sempre bene consultare l’oculista oppure, se questi non è reperibile, recarsi presso il pronto soccorso più vicino.

Due cose da fare

1 – Lenti a contatto

Se nel momento in cui entrate in contatto con lo spray al peperoncino state indossando le lenti a contatto, la prima cosa da fare è sicuramente toglierle. Togliendo le lenti, toglierete anche lo spray che si è depositato su di esse, alleviando il bruciore.

2 – Acqua fresca

Bagnate gli occhi con acqua fresca corrente, che aiuterà a lavare via lo spray urticante, anche se non completamente: di solito questi prodotti hanno una base oleosa davvero difficile da eliminare. Bagnate senza strofinare, e l’acqua fresca vi darà sollievo.

Due cose da non fare

1 – Strofinare

Anche se l’istinto è quello di toccare, premere e strofinare gli occhi, cercate di resistere. Strofinando non fareste altro che spargere il liquido urticante anche laddove forse non è ancora arrivato, e peggiorereste la situazione. Aprite e chiudete gli occhi più volte, cosicché il film lacrimale eserciti la sua naturale funzione di “lavaggio” dell’occhio. Anche quando bagnerete l’occhio con acqua fresca corrente, non strofinate, ma tamponate delicatamente.

2 – Usare colliri, saponi o altri prodotti

Se non siete né medici né oculisti e non siete sicuri di quello che state facendo, evitate di prendere iniziative che potrebbero innescare un peggioramento dei sintomi o altri danni ai tessuti oculari, in primis la cornea o la congiuntiva. Probabilmente in rete leggerete una miriade di consigli circa tipologie di saponi o addirittura “ingredienti” da usare per lavare gli occhi dallo spray al peperoncino. Lo stesso vale per i colliri che potreste avere sottomano. Non fate nulla di tutto ciò prima di aver consultato l’oculista o il pronto soccorso.

 

Sei in dolce attesa? Non dimenticare di andare dall’oculista

Avere una nuova vita in grembo è un’emozione indescrivibile ed un privilegio eccezionale ed incomparabile, foriero di emozioni che lasceranno un segno indelebile nel profondo di ogni donna. Durante la gestazione, è naturale affidarsi ad un ginecologo di fiducia, con il quale monitorare l’andamento della gravidanza ed effettuare, mese dopo mese, gli opportuni controlli. Tuttavia, il ginecologo non è l’unico specialista da interpellare: nel corso della gravidanza può capitare di andare incontro a qualche disturbo di tipo visivo. Ecco perché conviene consultare anche un oculista.

Come cambia il corpo della gestante in nove mesi

Durante i nove mesi della gravidanza, il corpo della donna subisce una serie di cambiamenti generalmente reversibili con la nascita del bambino. Si tratta di variazioni a livello ormonale, ma anche a livello di pressione sanguigna, di postura e, non ultimo oltre che più evidente, per quanto riguarda la forma del corpo della gestante. Molti “sintomi” tipici della gravidanza, come la nausea, l’iperpigmentazione dell’epidermide, l’ingrossamento del seno, la sensazione di sonnolenza, sono causati dalle oscillazioni ormonali.

Cosa succede invece all’apparato visivo durante una gravidanza?

Poiché, come spesso accade quando si affrontano temi inerenti la salute, anche su questo tema i luoghi comuni non mancano, ecco spiegato in breve cosa accade all’apparato visivo in gravidanza.

  1. Secchezza oculare. A causa delle variazioni ormonali, la gestante può sperimentare una sensazione di secchezza oculare, alla quale può ovviare ricorrendo alle lacrime artificiali. Inoltre, e poiché il film lacrimale è leggermente alterato, la gestante abituata ad usare le lenti a contatto potrebbe mal sopportarle. Il consiglio, specie per chi trascorre molte ore davanti al computer, è di sostituire le lenti a contatto con gli occhiali da vista, almeno fino al momento del parto.
  2. Visione sfocata. La visione sfocata è dovuta solitamente alla carenza di ferro che spesso accompagna i nove mesi di gestazione, e che va via via peggiorando a mano a mano che la data del parto si avvicina. Poiché il ferro e la transferrina sono responsabili anche della corretta ossigenazione del sangue e dei tessuti, va da sé che anche l’apparato oculare, se non sufficientemente ossigenato, possa andare incontro a qualche piccolo fastidio, come per esempio una sensazione di visione sfocata. La carenza di ferro può anche dare la sensazione di vedere dei lampi luminosi, un effetto dato anche, talvolta, dagli sbalzi di pressione tipici del periodo gestazionale.

Che cosa invece non succede all’apparato visivo?

Per quanto riguarda i luoghi comuni sulla gravidanza, è bene sapere che durante i nove mesi di gestazione, al di là dei disturbi transitori sopra citati, non si perde capacità visiva, né si sperimenta un peggioramento della miopia.

Sei in gravidanza? Prenota un controllo oculistico

Si consiglia di programmare almeno una visita oculistica durante la gestazione, a maggior ragione se la gestante è affetta da diabete o ha contratto il diabete gestazionale. La visita oculistica specialistica consentirà all’oculista di valutare lo stato generale di salute dell’occhio e della retina e di consigliare i giusti integratori, se necessari (sempre meglio evitare il fai da te, soprattutto in gravidanza). Inoltre, visto il delicato stato emotivo della futura mamma, una visita oculistica specialistica sarà l’occasione per chiedere qualche chiarimento e, perché no, qualche rassicurazione, in merito ai sintomi sopra descritti, come la visione sfocata, la secchezza oculare o i flash luminosi.

PRIMA, la visita oculistica specialistica perfetta anche per le gestanti

Neovision ha messo a punto la visita oculistica specialistica PRIMA, un controllo generale ed approfondito dell’apparato visivo e della vista, perfetto anche per la donna in gravidanza che voglia monitorare lo stato di salute dei propri occhi, chiedere informazioni in merito ai sintomi oculari connessi alla gestazione o chiarimenti sui luoghi comuni che sicuramente avrà occasione di sentire tra amici e parenti.

Per prenotare la tua visita PRIMA chiama dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 30317600.

 

3 motivi per non dormire con le lenti a contatto

Ti è mai capitato di dimenticarti di togliere le lenti a contatto prima di andare a dormire? Probabilmente qualche volta ti sarà successo: se si tratta di un breve sonnellino, poco male, ma cosa succede invece se ci si dimentica di togliere le lenti a contatto prima del riposo notturno? Ecco 3 motivi per cui sarebbe preferibile evitare di andare a letto indossando le lenti a contatto. 

1 – Durante il sonno la lacrimazione è minore

Poiché durante la notte il riflesso di ammiccamento è assente, l’occhio è meno lubrificato e dunque è più facile andare incontro ad una sensazione di secchezza, seppur transitoria. Se vai a coricarti senza togliere le lenti a contatto, insomma, non è escluso che tu possa risvegliarti al mattino con gli occhi arrossati e con una sgradevole sensazione di rossore.

2 – Durante il sonno l’ossigenazione della cornea è minore

L’aria – ed in particolare l’ossigeno in essa contenuto – svolge un ruolo fondamentale nel preservare la buona salute della cornea. Se è vero che una buona parte dell’ossigenazione della cornea proviene dai vasi sanguigni disposti attorno ad essa, è anche vero che coprire la cornea con le lenti a contatto (anche le migliori al mondo) per così tante ore e privarla del contatto con l’aria esterna, non fa bene, soprattutto qualora dovesse diventare un’abitudine.

3 – Si possono favorire proliferazioni batteriche

Durante il sonno, polvere ed impurità che si sono depositati sulle lenti durante il giorno possono generare spiacevoli irritazioni o peggio ancora infezioni. La ridotta lacrimazione e l’assenza del riflesso di ammiccamento fanno sì che queste impurità non vengano in alcun modo lavate via e che ristagnino nottetempo nell’occhio. Insomma, impurità, microorganismi ed allergeni potrebbero proliferare proprio sotto le lenti a contatto, regalandoti, al risveglio, una spiacevole congiuntivite.

Il consiglio: non rinunciare mai alla tua routine di igiene dell’occhio

Il consiglio generale è quello di tenere le lenti a contatto solo per il tempo strettamente necessario. Una volta rientrati a casa, se possibile anche qualche ora prima di andare a dormire, è preferibile toglierle, così da ripristinare il naturale pH oculare e favorire un’adeguata lubrificazione. Una piccola abitudine che ti ruberà solo pochi istanti ma che ti consentirà di evitare spiacevoli disturbi. 

Sei stanco di doverti ricordare di togliere le lenti a contatto ogni sera?

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Salute oculare: tre falsi miti da sfatare

La salute dell’apparato visivo viene spesso data per scontata o addirittura si tende a credere di sapere già tutto sui propri occhi e su come prendersene cura. Ma siamo davvero sicuri di essere così preparati in materia? O forse a volte ci facciamo ingannare da luoghi comuni e falsi miti? Vediamo di sfatarne alcuni. 

1 – L’allattamento peggiora la capacità visiva della neo mamma

Sull’allattamento se ne scrivono (e se ne leggono) davvero di tutti i colori. Tra i falsi miti che vogliamo sfatare c’è quello secondo il quale allattare pregiudicherebbe le capacità visive della mamma. Nulla di più falso. Non vi è alcuna ricerca scientifica che provi l’esistenza di una connessione tra allattamento e difetti visivi. Anzi, ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità incoraggia l’allattamento al seno come alimentazione esclusiva fino ai sei mesi di vita del bambino, ed in associazione ad altri alimenti complementari fino ai due anni. Ricordiamo anche alle neo mamme che durante il delicato periodo dell’allattamento è fondamentale bere molto, aumentando dal consueto litro d’acqua al giorno fino ai due litri d’acqua. Un accorgimento che sicuramente avrà effetti benefici anche sulla salute oculare.

2 – L’intervento di cataratta è pericoloso

Anche questo luogo comune è assolutamente falso. L’intervento di cataratta è un intervento particolarmente sicuro, che come tutti gli interventi chirurgici può presentare alcuni rischi, ma la cui percentuale di successo sfiora oggi quota 100%. La facoemulsificazione, questo è il nome della tecnica chirurgica praticata nel corso dell’intervento di cataratta, offre innumerevoli vantaggi oggettivi ed oggi si effettua con tecnologie moderne e d’avanguardia che consentono al chirurgo di fare a meno di bisturi o lame di sorta. Al contrario, si può dire che scegliere di non operare la cataratta può rivelarsi pericoloso, soprattutto nei pazienti anziani che rischiano di inciampare o cadere a causa di un’incertezza motoria alla quale vanno a sommarsi i sintomi tipici della cataratta, come visione offuscata e contorni poco definiti. Ricordiamo, peraltro, che ad oggi non esiste alcun trattamento farmacologico che consenta di prevenire né di curare la cataratta.

Leggi anche: intervento di cataratta, la facoemulsificazione

3 – Dottore, quante “diottrie” mi mancano?

Un altro mito da sfatare è quello delle “diottrie”. Spesso si tende a confondere il concetto di diottrie con quello di decimi: in realtà, si tratta di due unità di misura ben diverse. Le diottrie indicano l’entità del difetto visivo dell’occhio e dunque della lente che andrà a correggerlo. I decimi invece esprimono quanto l’occhio vede che, in condizioni normali, dovrebbero essere 10/10. Queste due unità di misura sono svincolate tra loro. Per esempio, ad un difetto di 2 diottrie non corrisponde una visione fino a 8/10 senza occhiali e viceversa, un paziente che vede 6/10 non è detto che abbia un difetto visivo di 4 diottrie.

 

Un’ottima notizia per i nostri occhi: il buco nell’ozono si sta riducendo

Gli scienziati della Nasa hanno riscontrato una riduzione del buco nell’ozono pari al 20% dal 2005 ad oggi. Una notizia che non può che rallegrarci, dal momento che lo strato di ozono presente nell’atmosfera terrestre esercita un’importante azione protettiva nei confronti dell’intero ecosistema del nostro pianeta. E non solo: la riduzione del buco nell’ozono offre indubbi benefici anche al nostro apparato visivo. Ecco spiegati i motivi. 

Cos’è il buco nell’ozono?

Uno degli strati che compongono l’atmosfera terrestre, chiamato stratosfera, è composto da ozono, un gas avente il ruolo fondamentale di difendere il pianeta dai raggi solari ultravioletti.  Negli anni ’70 alcuni scienziati si sono accorti che lo strato di ozono si stava assottigliando a causa dell’ingente quantità di sostanze inquinanti frutto delle attività umane. Quando le sostanze inquinanti entrano in contatto con i raggi ultravioletti presenti nell’atmosfera, si degradano e rilasciano atomi di bromo e cloro che danneggiano lo strato di ozono. Il progressivo peggioramento di questo fenomeno e la penetrazione dei raggi ultravioletti nell’atmosfera sono pericolosi per la terra ed il suo ecosistema – perché inibiscono la naturale fotosintesi clorofilliana e mettono a repentaglio la salute della specie umana.

Quali sono i rischi del buco nell’ozono per la salute umana?

Le radiazioni ultraviolette che penetrano nell’atmosfera rappresentano una minaccia per la salute umana. Si tratta di radiazioni invisibili e fredde, alle quali spesso ci esponiamo in maniera del tutto inconsapevole. Esse sono presenti nella nostra atmosfera durante tutto l’anno, anche quando il cielo è nuvoloso ed è maltempo. Inoltre, l’effetto di riverbero dato dalla presenza di acqua (quando siamo al mare o al lago) oppure di neve, ne amplifica gli effetti dannosi. Questi raggi possono rivelarsi pericolosi sia per l’epidermide che per l’apparato visivo. Per quanto riguarda l’apparato visivo, la loro lunghezza d’onda gli consente di penetrare in profondità negli occhi, causando danni non solo alla cornea ma anche al cristallino e alla retina. Non dimentichiamo che, essendo invisibili, i raggi ultravioletti non innescano il meccanismo di restringimento della pupilla.

Come proteggersi dai raggi UV

A volte si sceglie di indossare un paio di occhiali scuri pensando di proteggersi dai raggi UV con efficacia. Tuttavia, il colore scuro della lente non è sempre sinonimo di alta protezione, perché questa dipende dalla qualità della lente stessa. Analogamente, non è corretto pensare di essere al sicuro dai raggi UV quando ci si trova all’interno dell’abitacolo della propria autovettura, perché parabrezza e finestrini non esercitano una protezione totale da questo tipo di radiazioni.

La buona notizia: il buco nell’ozono si sta restringendo

La buona notizia è che il buco nell’ozono si sta restringendo. Il 16 settembre 1987 è stato firmato un protocollo internazionale, il Trattato di Montréal, il cui obiettivo era quello di ridurre le emissioni di sostanze inquinanti responsabili del peggioramento del buco nell’ozono, con particolare riferimento ai clorofluorocarburi, ovvero i gas usati nelle bombolette spray e negli impianti di refrigerazione. Un provvedimento che si è rivelato efficace e che oggi ha consentito agli studiosi del Goddard Space Flight Center della Nasa (Maryland) di registrare una concreta diminuzione del buco nell’ozono. Un traguardo le cui ripercussioni positive si potranno apprezzare sia sull’intero ecosistema del pianeta, sia sulla salute degli individui che lo popolano.

Iniezioni intravitreali: come affrontarle bene e vincere l’ansia

Le iniezioni intravitreali rappresentano un trattamento efficace per contrastare la progressione della degenerazione maculare senile essudativa. Il Mancherster Royal Eye Hospital ha recentemente pubblicato sulla rivista American Journal of Ophtalmology i risultati di una ricerca volta a valutare la presenza di ansia e depressione nei pazienti che si sottopongono alle iniezioni anti-VEGF per il trattamento della patologia. Tuttavia, molti dei timori sperimentati dai pazienti sono del tutto infondati. Cerchiamo di spiegarne i motivi. 

Premessa: cosa sono le iniezioni anti-VEGF

La terapia a base di iniezioni intravitreali anti-VEGF rappresenta un’arma efficace per contrastare la degenerazione maculare senile essudativa. Quest’ultima è una forma di degenerazione della macula – la parte centrale della retina, situata proprio in corrispondenza della papilla del nervo ottico – deputata alla visione centrale ed alla percezione del colori. Nella forma essudativa, la degenerazione maculare senile si verifica quando, sulla membrana sottostante alla retina, chiamata coroide, si ha una crescita anomala di vasi sanguigni, innescata da una particolare proteina detta VEGF. La ricerca medica ha messo a punto un farmaco, detto anti-VEGF, che permette di contrastare con efficacia questa proliferazione di vasi sanguigni e di offrire beneficio proprio a chi soffre di degenerazione maculare senile essudativa.

L’obiettivo della ricerca ed i suoi risultati

L’obiettivo della ricerca condotta dai ricercatori del Manchester Royal Eye Hospital era quello di sondare i livelli di ansia e depressione nei pazienti sottoposti ad iniezioni intravitreali, ovvero vagliare lo stato psicologico di chi si sottopone con una certa periodicità a trattamenti invasivi. Effettivamente, nonostante il miglioramento oggettivo del quadro clinico del paziente e dunque della capacità visiva, la ricerca ha evidenziato la presenza di ansia e depressione dovute alla paura di sottoporsi alle iniezioni intravitreali, soprattutto nelle prime fasi del trattamento. (fonte: Ajo.com)

In cosa consiste il trattamento con iniezioni intravitreali

La terapia consiste in tre iniezioni intravitreali seguite da altre, fino ad un totale di 6/8 iniezioni nell’arco del primo anno di trattamento. Recentemente peraltro, l’Unione Europea ha stabilito che l’oculista abbia facoltà decidere, compatibilmente con la risposta del paziente al trattamento, come cadenzare le iniezioni successive alle prime tre. (fonte Bayer.de).

Niente paura! Il segreto è affidarsi ad un oculista di grande esperienza

Il timore infondato che il farmaco non dimostri la sua efficacia e la paura (altrettanto infondata) di subire danni oculari a seguito delle iniezioni, contribuiscono ad alimentare uno stato di ansia e di depressione che trova miglioramento solamente laddove il medico dimostri comprensione ed empatia verso i pazienti, instaurando con essi un legame che trascenda la pura esecuzione di una pratica medica per sfociare nella costruzione di un vero rapporto di fiducia tra medico e paziente.

Un trattamento efficace, sicuro ed indolore

Nonostante si tratti di un trattamento invasivo, le iniezioni intravitreali vengono praticate da oculisti esperti con aghi sottilissimi: non si tratta dunque di una procedura dolorosa, né pericolosa. Inoltre, queste iniezioni si sono dimostrate molto efficaci nel trattamento della patologia. E’ naturale sperimentare un pò di ansia nel momento in cui ci si sottopone ad un intervento invasivo, ma la scelta di un oculista esperto con il quale instaurare un rapporto di fiducia basato sul dialogo, sicuramente vi aiuterà ad affrontare le iniezioni anti-VEGF con maggiore serenità.